Il 2026 di Oskar viaggia a “tutto vapore”. In realtà il marchio sardo in questo anno molto attivo ha consegnato un po’ di tutto: dai carri alle carrozze, alle locomotive diesel, senza dimenticare alcune nuove versioni di Ocarine. Insomma è stato davvero un anno particolare per Oskar che, prima dell’estate, aveva consegnato le prime due locomotive a vapore Gruppo 685 “Caprotti”.
In prossimità dell’edizione 2026 dell’Hobby Model Expo di Novegro (Milano), in programma per l’ultimo fine settimana di settembre, ecco che Oskar “scuote” il mercato con la consegna della locomotiva a vapore Gruppo 623 021. Si tratta della riproduzione fedele in perfetta scala H0 1:87 della macchina con preriscaldatori “Franco Crosti” e con vomere ripiegabile, con guida a sinistra e fanali elettrici, con asse portante a vela piena e tender a tre assi (Articolo 1632). Il modello è coerentemente ambientato in epoca IIIb/IVa (anni sessanta), dotato di interfaccia Digitale PLUX22, con tutte le peculiarità e le caratteristiche di Oskar che, rispetto anche alle precedenti realizzazioni e come già fatto per altri modelli riprodotti recentemente, ha apportato notevoli migliorie alla parte estetica (per esempio il miglioramento delle razze ruote) e alla parte elettronica.
ALCUNE CARATTERISTICHE DEL MODELLO – Locomotiva a vapore 1’ h2 Gruppo 623 delle Ferrovie dello Stato (FS) per servizi misti, con guida a sinistra e preriscaldatori Franco Crosti. Riproduce l’unità 623.021 con fanali elettrici, vomere ripiegabile, accoppiata con tender a tre assi 3T12 con ruote a vela piena. Fanali elettrici illuminati, sovrastruttura in metallo presso-fuso: caldaia, telaio, ruote, praticabili e particolari minori e la cabina; il tender è in plastica ABS ad alta resistenza. Nuovo motore a 5 poli, biellismo finemente riprodotto e funzionante, è in metallo e plastica, con nuove ruote con razze ultrafini per garantire l’effetto “galleggiamento” ad alta trasparenza.





QUARTA RIPRODUZIONE IN PERFETTA SCALA H0 1:87 DI UNA GR. 623, E TUTTE AD OPERA DI OSKAR – Oskar al momento è l’unica ad aver riprodotto questa macchina in perfetta scala H0 1:87. Quella consegnata in questi giorni è la quarta in ordine cronologico, in attesa di una quinta già annunciata e che sarà consegnata prossimamente. In precedenza erano stati consegnati tre modelli tra il 2013 (Gr. 623 104 e Gr. 623 072) ed il 2015 (Gr. 623 014).
| Marca | Articolo | Numerazione | Livrea/note | Epoca | Anno |
| Os.Kar | 1623 | 623 104 | Fanali a petrolio, vomere ripiegabile, ruotino a razze | III | 2013 |
| 1623.1 | 623 072 | Fanali elettrici, vomere ripiegabile, ruotino a vela piena | III | 2013 | |
| 1623.2 | 623 014 | Fanali a petrolio, vomere ripiegabile, ruotino a razze | III | 2015 | |
| 1632 | 623 021 | Fanali elettrici, vomere ripiegabile, ruotino a vela piena, tender 3 assi | IV | 2026 | |
| 1633 | 623 044 | Fanali elettrici, ruotino a vela piena, tender 3 assi | III-IV | In preparaz. |
Fonte: gamos81
UN PO’ DI STORIA – La nascita delle locomotive a vapore del Gruppo 623 è da attribuire agli anni 1952 e 1953. Fu in quel biennio che i vertici delle Ferrovie dello Stato (FS) decisero di trasformare 25 locomotive del Gruppo 625 nel nascente gruppo, pur mantenendo i progressivi d’origine.
Con questa trasformazione fu ottenuto un sensibile aumento di potenza, passando dagli 800 CV ai 920 CV, alla velocità di 60 km/h associata ad una riduzione del consumo del carbone pari a circa il 15% a pari prestazioni. In questa trasformazione venne modificata la caldaia di origine impiegando una nuova tubiera lunga 4000 mm tra le piastre composta da 69 tubi bollitori grandi, rispetto alle 21 delle 625, in ciascuno dei quali era infilato un elemento a quattro passi del surriscaldatore Schmidt, mentre l’alimentazione dell’acqua in caldaia era ottenuta con una pompa sistema Nielebock-Knorr.
I benefici preventivati e comunque evidenti, però, furono limitati dai costi di allestimento piuttosto rilevanti, tanto da far soprassedere i vertici delle FS dalla prosecuzione delle trasformazioni, anche in considerazione del fatto che queste macchine venivano impiegate in linee secondarie con percorrenze limitate e con molte fermate, tanto da neutralizzare di fatto i benefici che si potevano ottenere dal sistema Franco-Crosti.
Terminate le trasformazioni, che come detto raggiunsero quota 25, per le macchine già trasformate fu decisa la destinazione verso depositi che potessero impiegarle in linee a loro più congenite, con percorrenze sufficientemente elevate e le migliori condizioni d’esercizio. In principio le macchine furono così destinate ai depositi di Venezia e Padova, così da essere impiegate sulle linee con relazioni Venezia-Castelfranco-Treviso e Venezia-Bassano del Grappa-Treviso; altre invece furono destinate a Rimini per essere utilizzate sulla linea Rimini-Ferrara-Ravenna. La vita di queste macchine fu, però, molto breve: già nel 1964 iniziarono le prime alienazioni, con una vita più longeva per le macchine del deposito di Rimini, dal momento che erano le protagoniste assolute della linea prima menzionata; la fine di queste macchine anche dal deposito di Rimini arrivò nel 1971.





