STORIE | Quel furto di rotaie che sa di beffa al paesaggio

Ignoti trafugano 300 metri di rotaie dalla ferrovia sospesa Gioia del Colle-Rocchetta Sant’Antonio. Addio per sempre alla ferrovia turistica?

 

Fonte: Roberto Ferrante da “lostradone.it”

 

Gioia del Colle-Spinazzola-Rocchetta Sant’Antonio. Per lunghezza del nome è sicuramente la prima linea ferrata in Italia, per numero di treni, ahinoi, tra le ultimissime. Ovvero tra tutte quelle che dal 1986 o, più recentemente dal 2011, riportano un roboante “0” nel numero dei rotabili circolanti. Un valore nullo che si ripropone anche nella consistenza della conoscenza che i più hanno su questo gioiello di archeologia industriale, incastonato nel cuore della Puglia Imperiale. 140 km da Gioia del Colle a Rocchetta, dalla Puglia alla Lucania alle pendici della Daunia, passando per Altamura, Gravina, Poggiorsini e Spinazzola (e qualche furto di rotaie).

Il ponte a 21 archi ripreso dopo la nevicata del 28 febbraio
Il ponte a 21 archi ripreso dopo la nevicata del 28 febbraio

Lambendo le alture più suggestive del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, fermandosi al cospetto del severo enigmatico Castello del Garagnone e inoltrandosi, con un maestoso quanto unico ponte a 21 archi in pietra, nella fossa Bradanica. Un viaggio slow, cullato dal serpeggio del treno in uscita dalle numerose curve, incantato dai paesaggi, affascinato dalla tecnica degli antichi costruttori che tanto bene sapevano coniugare il progresso con la storia, l’infrastruttura con il territorio. Dal 2011 questo viaggio concreto è caduto in un sonno ideale, sempre più profondo, dai contorni sempre più confusi.

Il furto di rotaie nei pressi del ponte a 21 archi
Il furto di rotaie nei pressi del ponte a 21 archi – km 63+000 (inquadratura lato Gioia)

E il sonno della ragione genera mostri. Un po’ come quelli che qualche notte fa hanno asportato circa 300 metri di rotaie in corrispondenza del km 63 di linea, ovvero tra le fermate di Garagnone e Spinazzola, più precisamente subito dopo il grande viadotto a 21 archi, sicuramente in uno dei luoghi paesaggisticamente più suggestivi dell’intera tratta. La disarmante scoperta del furto di rotaie è avvenuta proprio con gli occhi e gli obiettivi fotografici della redazione de Lo Stradone, non nuova ai sopralluoghi sulla linea (insieme alla Barletta-Spinazzola) in vista dell’allestimento di un ampio reportage dedicato.

È il destino delle infrastrutture dimenticate, non percepite come “proprie”, ma anche dei territori sempre meno densamente popolati. La tecnica è semplice, ma onerosa in termini di tempo. Necessita quindi di tanta tranquillità e nessun occhio indiscreto. È questo, forse, il segnale più allarmante, più dell’atto criminoso in sé. Poi basta svitare ad uno ad uno bulloni e chiavarde, operare un maldestro taglio con la fiamma ossidrica e la bellezza di 50 kg al metro lineare di ottimo acciaio sono pronti per il mercato nero. Con buona pace dei ferrovieri, dei visionari, di coloro che credono in una innovativa forma di turismo su rotaia.

200 tonnellate di ferro sottratte alla storia delle ferrovie

Ah, beninteso, non è la prima volta che succede. Le foto satellitari mostrano che i ladri hanno una particolare predilezione per i dintorni del Garagnone, di Grottelline (sito nel Neolitico) e della base di lancio dei missili Jupiter, ovvero forse per la porzione di linea più densa di storia, di cultura, di natura. Sicuramente la più dimenticata tra tutte. È quello uno dei punti in cui la ferrovia si inserisce silenziosa nel paesaggio, superando d’un balzo, con frequenti snelli ponti ad arco, le numerose incisioni carsiche, insinuandosi nelle trincee calcaree e rendendo fertile l’intima unione con il territorio.

L'alta Murgia innevata fa da sfondo alla ferrovia ormai priva del ferro che la rende tale.
L’alta Murgia innevata fa da sfondo alla ferrovia ormai priva del ferro che la rende tale.

È qui che mancano all’appello altre rotaie: 330 metri tra le progressive 64+020 e 64+350, 120 metri tra il km 64+820 e il 64+940, 30 tra il 65+450 e il 65+480, ben 830 metri tra la progressiva 68+250 e 69+080 e 470 metri, infine, tra i km 69+130 e 69+600, subito dopo il casello ex fermata del Garagnone. Un bottino, quello del furto di rotaie, che complessivamente oggi ammonta circa a 200 tonnellate d’acciaio, asportate in più riprese. I cablaggi degli impianti tecnologici sono invece stati (in gran parte) sottratti da tempo al patrimonio pubblico. Qui e lì restano le guaine e le canalette porta-cavi, come quelle immortalate all’interno della galleria “Artificiale”.

Sin qui il mero fatto di cronaca, per il quale stanno partendo in questi giorni le denunce e gli esposti di rito.

Solo un furto di rotaie? Una ferita morale profonda

La ferita che i ladri di ferro hanno lasciato ai piedi della Murgia è tuttavia profonda per l’animo, prima ancora che per il pubblico portafoglio. E porta alla ribalta un tema, quello delle ferrovie turistiche, proprio nel momento in cui stanno per scadere i termini della legge 128/2017 che ne prevede l’istituzione.

L'assenza di ruggine sulla faccia del taglio dimostra che il furto è recente
L’assenza di ruggine sulla faccia del taglio dimostra che il furto è recente

«Dalle tegole ai conci e alle chianche delle masserie. Ora il furto di rotaie. È il destino di ogni cosa abbandonata, di ogni cosa dimenticata. Il furto più grave rimane quello della memoria» è il commento amaro di Pietro Castoro, portavoce del Centro Studi Torre di Nebbia, uno degli enti culturali e di ricerca storicamente più attivi sul zona dell’Alta Murgia, in prima linea nella battaglia per la riconquista della consapevolezza del territorio.

Parole forti anche da parte di Luigi Mighali, presidente dell’associazione “Rotaie di Puglia”, che sta sgomitando per far prendere coscienza dell’inestimabile patrimonio ferroviario della regione Puglia. «La linea Rocchetta-Gioia è un bellissimo esempio di archeologia industriale, potrebbe tranquillamente essere la ferrovia turistica della Puglia Imperiale, sfruttando la legge 128/2017, che prevede un elenco di 18 linee ma nessuna pugliese, eccezion fatta per alcune decine di metri in uscita da Rocchetta verso Avellino». Ma questa è un’altra storia. Una storia a lieto fine, nata dalla caparbietà di Vinicio Capossela, dall’amore folle degli Irpini per il loro territorio, le loro montagne, il loro treno. Perché in questi casi il pronome possessivo è d’obbligo, è la chiave per far scattare la scintilla dell’orgoglio, quella che ha spinto la regione Campania ad investire fior di quattrini per la riapertura ai fini turistici della Rocchetta-Avellino, già presa d’assalto da migliaia di visitatori.

Mighali oltre il furto di rotaie: «Stiamo perdendo il treno del turismo»

«La Puglia, invece, rischia di restare al palo – denuncia Mighali – Per poter inserire linee ferroviarie dismesse o in disuso e quindi ridare ad esse una nuova vita, portando linfa ai territori attraversati, c’è tempo solo fino a martedì 6 marzo» E sino ad ora la Regione non si è mobilitata. Si, perché senza il fattivo benestare della Regione non si muove nemmeno Fondazione FS Italiane, l’ente no profit del Gruppo Ferrovie dello Stato che sta prendendo in carico la maggior parte delle linee turistiche italiane. Continua Mighali: «La Puglia sta perdendo questo treno. Il furto di rotaie rappresenta il massimo del degrado. Nell’indifferenza generale qualcuno trafuga le rotaie, dimentica la civiltà, il futuro. Le rivende, ottiene del denaro che spende dopo pochi giorni e a noi tutti cosa è rimasto di un secolo di storia? Niente».

Ferrovie turistiche, due i gioielli nascosti della Puglia, la Barletta Spinazzola (nella foto una delle tre coppie giornaliere) e la Gioia-Rocchetta (senza traffico)
Ferrovie turistiche, due i gioielli nascosti della Puglia, la Barletta Spinazzola (nella foto una delle tre coppie giornaliere) e la Gioia-Rocchetta (senza traffico)

E chiosa: «Ecco perché occorre intervenire subito, occorre impedire quest’opera di danneggiamento sistematico e ridare una nuova vita a quella ferrovia, perché porta turismo di qualità nei borghi dell’entroterra. La Transiberiana d’Italia quando è stata chiusa aveva pochissime migliaia di viaggiatori all’anno, ora da turistica ne fa 20mila almeno». Non si può chiedere dimostrazione più chiara, in effetti.

Castoro: «Tutto ciò è dovuto allo spopolamento del territorio»

Un treno non si perde solo per la zelante puntualità dei macchinisti o per sfortunate circostanze. Ma anche e soprattutto per responsabilità dell’utente, ritardatario, noncurante e talvolta smemorato.

Paesaggi suggestivi sulle rotaie pugliesi dimenticate
Paesaggi suggestivi sulle rotaie pugliesi dimenticate

Sono pesanti come macigni le parole di Piero Castoro a tal riguardo: «Nonostante l’istituzione del Parco Nazionale, il territorio è ancora abbandonato a condizioni di extra legalità. Non solo l’atavica pratica dell’abigeato sopravvive, ma tanti sono i contadini o i proprietari di piccoli appezzamenti che non seminano più legumi e non coltivano piccoli orti per timore di probabili furti. Lo spopolamento del territorio è causa ed effetto di timori purtroppo fondati. È auspicabile l’implementazione di sistemi di controlli satellitari e un più attivo e diretto coinvolgimento degli operatori che vivono e lavorano sull’Alta Murgia. La tutela del patrimonio ambientale e antropico è – conclude Castoro, docente di storia e filosofia – insieme ad una necessaria bonifica e ad una efficacia riconversione produttiva, una della priorità delle cose da fare».

sbocco della galleria Artificiale con la neve
sbocco della galleria Artificiale con la neve

Sul tema abbiamo sentito anche il parere del vice presidente vicario del Parco dell’Alta Murgia, Cesareo Troia, poiché l’ente si sta dimostrando sempre più interessato alle forme di turismo sostenibile e potrebbe giocare un ruolo chiave nella rivalutazione delle linee ferrate locali. «Conoscenza, Condivisione, Consapevolezza, sono le tre “C” che meglio descrivono le azioni del Parco Nazionale dell’Alta Murgia negli ultimi mesi (caratterizzati anche dall’insediamento del nuovo direttore, il prof. Domenico Nicoletti, ndr.). Potrebbe essere un’idea quella di inserire le linee ferroviarie murgiane nel patto ambientale tra Area Protetta e Comuni (ex lege 394, ndr) e nel nuovo programma strategico italiano sulla mobilità dolce – spiega Troia – specialmente nell’ambito della Carta Europea del Turismo Sostenibile (fase II) di cui siamo a buon diritto detentori. Queste linee, insieme ai caselli e alle case cantoniere sono risorse straordinarie».

Il quadro che emerge è tipicamente murgiano, una lastra calcarea di coriacea indifferenza solcata qui e lì da incisioni carbonatiche scavate dalla goccia della passione e dell’amore per il territorio. La strada per recuperare il patrimonio locale potrebbe essere molto lunga e in salita. O anche no. Dipende dall’amore dei cittadini e dalla lungimiranza della politica locale.

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