VIAGGI | Visita al Museo di Pietrarsa: dove è storia, oltre la passione per i treni

Nonostante il gran caldo, reso più mite forse dal vento del vicino mare dello splendido Golfo di Napoli, la nostra visita al Museo di Pietrarsa è risultata davvero piacevole ed il tempo è scorso via talmente veloce che ci siamo ritrovati in un battibaleno alle ore 20, orario di chiusura del giovedi, giorno prescelto per la nostra visita, del rinnovato Museo ferroviario. Lo diciamo subito a chiare lettere: da visitare, indipendentemente dalla passione per i treni. A Pietrarsa si respira aria di storia, e l’Italia di storia ne ha da vendere.

 

Locomotiva a vapore 685
Locomotiva a vapore 685

La storia è appesa sui muri con le tante fotografie in formato maxi che riproducono momenti di vita del nostro paese: momenti indimenticabili, ma anche momenti tristi dopo le distruzioni siano queste belliche, o per i terremoti o le alluvioni. La ferrovia si è piegata, come quando la piena ha portato via i ponti lasciando le massicciate in bilico sopra la furia delle acque, ma non si è mai spezzata. Ha aiutato a superare i momenti difficili, è stato un mezzo di comunicazione e di rinascita: sempre! E questa storia, è facilmente ricostruibile attraverso i filmati che vengono proiettati in alcune zone appositamente adibite. Una storia facilmente ricostruibile anche grazie alle numerosissime macchine presenti nei padiglioni. Ad iniziare da quello dove domina il nero, quello elegante delle loco a vapore: dalla “Regina” 685, alla “Signorina” 625, già perché quasi da sempre in ferrovia è abitudine dare i nomignoli alle poderose macchine… infatti poco più in là, nel padiglione dell’elettrico e del diesel, troviamo anche la mitica “Tartaruga”, nome scelto per omaggiare la E.444, simbolo della consacrazione dell’avanzata tecnologia delle ferrovie italiane sul finire degli anni sessanta, culmine della ricostruzione dopo le disgrazie della Seconda Guerra Mondiale.

 

Ogni locomotore, sia esso a vapore, elettrico o diesel (a proposito fanno bella mostra di sé il D342, proprio l’esemplare protagonista tra gli anni settanta ed ottanta nelle splendide linee delle Crete Senesi, ed il D341, macchina che ha fortemente contribuito allo sviluppo delle comunicazioni già di per sé complicate nelle aride terre del Sud Italia, e simbolo anche questo della crescita del paese negli anni sessanta, ndr), è corredato di una scheda tecnica che aiuta il visitatore nella conoscenza tecnico-storica del mezzo in mostra.
La stessa scheda tecnica che va a corredare anche alcuni esemplari di elettrotreni, elettrodiesel o carrozze presenti all’interno del Museo. In alcuni casi è possibile entrare anche all’interno dei vestiboli per “respirare” un po’ di storia. Una passerella in legno accompagna la fiancata della bellissima carrozza presidenziale (piccola pillola storica: era la carrozza numero dieci dell’ex treno reale, ndr). Dall’esterno è facile così scattare qualche istantanea di un testimone del tempo che fu, e lo stesso discorso vale per carpire le differenze di scompartimento tra le varie classi di una carrozza centoporte degli anni cinquanta (fino al 1956 per la precisione, quando furono abolite le tre classi, ndr). Così è stato facile decidere di scattare dall’esterno tre foto una dedicata per ogni tipologia di scompartimento: dalle panche in legno della terza classe, al velluto raffinato della prima con poltrone singole, passando per il vestibolo di seconda sempre in velluto ma con sedute a coppia (scompartimenti che passano dai sei posti della prima classe agli otto della seconda, ndr).

 

Locomotore Elettrico E326
Locomotore Elettrico E326

In un atrio del padiglione dell’elettrico ecco che fanno bella mostra di sé in serie la E626, la E326 che dette il là decisivo al progetto della velocità con la E428, presente con un suo esemplare di terza serie. Qui regna incontrastato il castano, qui gli occhi del passionista ferroviario si illuminano e la mente inizia ad immaginare, nei più giovani come il sottoscritto, e ricordare (per chi ha storia vissuta da vendere, ndr) i lunghi viaggi verso il Sud… dove le E428 sono state le prime protagoniste indiscusse prima dell’avvento delle E646, e dove le E626 sono state di grande aiuto in spinta ai lunghissimi convogli espressi nelle non facili rampe che dalla Campania portavano a superare gli ostacoli “naturali” di Basilicata e Calabria, dove tra gallerie e ponti si arrivava fin d’innanzi allo stretto. Qui in questo stesso atrio fanno bella mostra di sé numerosissimi quadri del pittore Scarselli, capace con pochi colpi di pennello di animare le stazioni riprodotte su tela (nella nostra galleria fotografica ne rappresentiamo una riguardante la stazione di San Giovanni d’Asso ovviamente ritagliata in parte per motivi di copyright, ndr).

 

E dopo avervi magari annoiato, magari no, con il nostro pensiero scritto vi proponiamo una rapida carrellata fotografica, con la speranza che ciò vi induca a visitare quanto prima il Museo di Pietrarsa… noi vi diciamo che ne vale davvero la pena… poi lo scenario del Golfo di Napoli su cui si erge è straordinariamente incantevole… non resta che augurarvi dunque un buon viaggio, di seguito alcuni link utili per organizzare la vostra visita.

 

MUSEO FERROVIARIO DI PIETRARSA

http://www.museopietrarsa.it/

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Telefono: 081/472003

Emailmuseopietrarsa@fondazionefs.it

 

Dove siamo e come raggiungerci

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, Traversa Pietrarsa – 80146 – Napoli

 

In treno

La stazione di Ferrovie dello Stato Italiane interna al Museo è Pietrarsa – S.Giorgio a Cremano. È possibile acquistare il biglietto di viaggio su trenitalia.compresso le biglietterie in stazione e alle self-service. Per chi arriva alla stazione di Napoli Centrale, basta recarsi alla stazione sotterranea di Napoli Piazza Garibaldi, banchina della Metro linea 2 di Trenitalia. I treni che fermano al Museo sono quelli diretti a Salerno o a Torre A. Centrale/Castellammare.

È previsto uno sconto di €1,50 sul biglietto intero di ingresso al Museo per chi raggiunge in treno metropolitano il Museo di Pietrarsa.

 

In automobile

Per chi proviene dalla A1 Roma Napoli: uscita Napoli Centro – Via marittima direzione Portici, alla fine di Via San Giovanni a Teduccio svoltare a destra in Via Pietrarsa.

Per chi proviene da Salerno, percorrendo l’autostrada A3 prendere l’uscita Ercolano – Bellavista o S. Giorgio a Cremano direzione Napoli.

I visitatori potranno parcheggiare comodamente la propria auto usufruendo del parcheggio custodito “Pietrarsa Parking”, convenzionato e riservato ai visitatori del Museo. Il parcheggio si trova in via Pietrarsa a soli 30 metri dall’ingresso museale.

 

In Autobus

Con i mezzi dell’ANM: da Piazza Garibaldi prendere gli autobus 254 e 256 direzione San Giorgio a Cremano; da Via Marina/Viale Amerigo Vespucci gli autobus 157, 254, 255 e 256 direzione Portici, fermata Napoli-Pietrarsa.

 

In taxi

Il Museo è raggiungibile anche in taxi direttamente dalla stazione Centrale, dall’aeroporto e dai principali alberghi cittadini.

La tariffa prevista è quella in vigore nel Comune di Napoli, essendo il sito museale ubicato nel territorio del Comune di Napoli, e secondo quanto indicato dal tassametro.

Partendo da alcune zone della città di Napoli, i visitatori possono usufruire di tariffe predeterminate: da Napoli Centrale/ Piazza Garibaldi € 16, dal lungomare 22 €, dall’Aeroporto di Capodichino 23 €.

Per maggiori informazioni si può consultare il sito dedicato del Comune di Napoli.

 

Per i visitatori diversamente abili o con mobilità ridotta

Il Museo predispone di un accesso facilitato per tutti i visitatori diversamente abili o con mobilità ridotta.

Per accedere al sito museale si prega di telefonare preventivamente al numero 081 472003 (opzione 1 o 2), per prenotare l’ingresso dedicato dal cancello carrabile, con attraversamento a raso, a cura del personale di stazione.

 

 

GALLERIA FOTOGRAFICA